PREMIO INTIMITA’ – 2005/2006

Estate 2005.
Sul settimanale femminile Intimità esce un articolo che annuncia la quarta edizione del concorso letterario omonimo. S’invitano le lettrici (e i lettori) a scrivere un racconto d’amore che abbia per tema il perdono. Giurati d’eccellenza saranno Paolo Limiti, famoso personaggio televisivo, conduttore, autore, uomo di cultura, e Maria Venturi, la scrittrice, autrice di numerosi libri di successo da cui sono state tratte fiction televisive altrettanto famose.

Leggo, trovo la cosa interessante, ma poi non ci faccio più caso. Come al solito, poco prima della scadenza, mi ritorna in mente, cerco freneticamente il trafiletto che avevo ritagliato senza pensarci perché non si sa mai, e proprio a pochissimo dall’ultimo giorno utile mi decido a scrivere.

Nasce RENZO, LUCIA E IL PERDONO. Una strana storia, dato che il protagonista, Renzo, si ritrova a parlare alla lapide della moglie Lucia, spiegandole perché, per troppo amore, non le aveva mai perdonato di essere morta, e perché invece ora riesce a eliminare ogni rancore nei suoi confronti.

Nel cercare un nesso tra amore e perdono ho pensato che non si poteva subire uno sgarbo più grande, quando si ama moltissimo, dell’essere abbandonati. E se l’abbandono è definitivo, come nella morte, non si riesce a perdonare. Non importa che morire sia un fatto inevitabile, alla fine ci capita di incolpare chi non c’è più perché ci ha lasciato soli.

Non mi ci è voluto molto a far trasparire dalle parole di Renzo il dolore che chiunque ha subito la perdita di una persona cara conosce. Perché l’ho provato anche io.

Dopo pochi mesi, in ottobre, ricevo una telefonata dalla direttrice di Intimità, la signora Anna Giusti.
Il mio racconto è in finale, insieme ad altri tre.
Non riesco a crederci, mi afferra un’emozione troppo grande. Il racconto l’ho scritto in fretta, anche se l’ho molto sentito, eppure ha passato una selezione durissima, facendosi notare sopra centinaia di altri, e ha colpito l’attenzione di due personaggi famosi e competenti. Mi sembra impossibile!

Ma è solo l’inizio.
Poco dopo, arriva un’altra telefonata dalla redazione del settimanale. Mi si richiede il consenso per comunicare il mio nome e tutta la faccenda ai giornali locali.
E certo che rispondo di sì! Fra mille dubbi e sensi di inadeguatezza, ma anche voglia di partecipare al grande gioco e di vedere cosa succede.
Il mio racconto viene pubblicato per primo, gli altri finalisti mi seguiranno a ruota, uno alla settimana. I lettori dovranno votare il preferito mediante un apposito tagliando. Subito dopo la pubblicazione mi contattano giornalisti locali che, più o meno svogliatamente (e che sarà mai, di fronte ai problemi seri…), mi intervistano. La mia foto, le mie parole, la mia avventura, vanno sui giornali. Succedono cose simpatiche e curiose….

È il momento di votare.
In zona divento una mezza celebrità. La cosa è divertente e un po’ m’imbarazza, ma mi fa sentire la vicinanza della gente qualunque e degli amici. Il meccanismo del voto, che durerà quattro settimane, non è chiaro a tutti. Bisogna spiegare, fare la faccia tosta, andare in cerca dei possibili elettori… Qualche equivoco si crea, il divertimento è assicurato….

Siamo arrivati a gennaio 2006.
Un’altra telefonata della signora Giusti mi comunica i risultati delle votazioni.
Mi sono classificata seconda.
All’inizio quello che provo è più o meno quello che sentirei sotto una doccia fredda: anche se facevo finta di niente, per tutto quel tempo, per quattro settimane e oltre ci ho sempre sperato, nella vittoria… Ma i numeri che mi vengono dati hanno dell’incredibile.
Sono arrivata seconda, ma su oltre 700 racconti inviati.
Le preferenze per il mio racconto sono state più di 5000.
Lo scarto con il primo è di poche centinaia di voti.
Ci rifletto. È vero, sono numeri stratosferici. E nonostante senta ancora un pochino di dispiacere, scopro che va bene anche essere secondi in un concorso così importante. Anche alle olimpiadi è prevista la medaglia d’argento, no? A volte è perfino più preziosa di quella d’oro.

E finalmente arriva febbraio e il giorno della premiazione.
Tutti i finalisti sono invitati. Anche se i premi sono per i primi tre, a sorpresa è invitato anche il quarto classificato, l’unico uomo in mezzo a tante donne per un concorso tutto femminile.
La cerimonia si svolge a Milano, nella redazione di Intimità. Sono presenti i padrini del concorso, il famoso Paolo Limiti e la scrittrice Maria Venturi. Non riesco a credere di essere lì con loro, fianco a fianco. Mi torna alla mente la mia prima premiazione, quando ho ricevuto il premio dalle mani di Vittorio Sgarbi…
Penso che sta diventando quasi un’abitudine conoscere personaggi famosi.
E spero tanto che continui!
Oggi intanto acquisisco un’ammirazione sconfinata per Limiti, che pure mi piaceva già da prima. Persona dolcissima che mi ha incantato.
Durante il pranzo che segue la cerimonia scopro che il primo conteggio aveva dato il mio racconto per vincitore, e che solo in un secondo momento i calcoli erano stati rifatti, ripristinando la graduatoria ufficiale. Sono seconda, senza scampo.
Mi chiedo perchè sono stati rifatti i conti… e quali fossero quelli esatti, in realtà. La vincitrice ufficiale è una persona che ha già all’attivo diversi romanzi. Vorrà dire qualcosa, oltre al fatto che è la più brava?
Ma non ho tempo di farmi troppe domande. La giornata si conclude in breve, fra mille emozioni, interviste e servizi fotografici.
Infine c’è il tempo pure per un giro in centro, nel salotto buono di Milano, mentre attendo il treno che mi riporti a casa. Nella testa, ma anche nella realtà, immagini destinate a restare uno dei ricordi più belli di questa mia piccola carriera letteraria.

Uscirà, sempre su Intimità, il servizio sulla premiazione, esattamente sul numero 9 del 2006, e sarà una sensazione stranissima rivedermi su quelle pagine: in tutta Italia vedranno la mia faccia!
La foto di quel giorno insieme a Limiti e la Venturi, scattata al volo, è da quel momento vicino al mio computer, per dimostrare a me stessa, giorno dopo giorno, che non si è trattato di un sogno.

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